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Montasio - Via Kugy-Horn

  

 

SQUADRA PERDENTE NON SI CAMBIA

Via Kugy-Horn, 7/9/2012 – Fabrizio (SAG), Franz (CAI Cervignano), Paolo (Rose d’Inverno – XXX Ottobre)

Perdente per modo di dire – vedi relazione via Grohmann - ma mi piaceva il titolo...Tutt’altro che scoraggiati allora dal mancato coronamento dell’avventura sulla Creta della Cjanevate, riformiamo la squadra MultiCAI per un’uscita dall’esito di nuovo incerto, almeno sulla carta. Il mirino rimane sulle vie storiche, spostandosi stavolta dalle Carniche alle Giulie, da Grohmann a Julius Kugy e al suo regno indiscusso, il gruppo del Montasio. Occasione della campagna è stavolta una chiacchierata in cui spunta dalla memoria collettiva un video di Giorgio Gregorio sulla storica, o se preferite mitica Kugy-Horn, lunga e articolata via alpinistica che sale il versante nord-ovest del gruppo (v. Giorgio Gregorio, Una Salita tra le Giulie, VideoEst 1998). Stando alle notizie storiche, la via fu aperta il 29 agosto 1903 da Kugy, coi soliti Bolaffio, Oitzinger e Komac, fino alle cenge del Walhalla, quindi completata in solitaria da Ferdinand Horn l’8 settembre 1911. Relazioni? Qua si va meglio che per la Grohmann, anche se non c’è proprio tutta ‘sta abbondanza: il Buscaini riporta un resoconto piuttosto stringato, a nostro avviso potenzialmente insufficiente a garantire una salita senza intoppi. C’è poi una buona relazione di Quarto Grado, di cui abbiamo usato soprattutto le fotografie (v. http://www.quartogrado.com/volume4/relazioni/MONTASIO_Horn_A.htm). Poco o niente in rete. Si sa comunque che si tratta di un percorso con uno sviluppo di circa 2500 metri, con un dislivello di 850 alla cima del Montasio (circa 500 fino alla Grande Cengia), difficoltà AD+ con passaggi dal II al IV. Perciò, per usare le parole di Quarto Grado, “una via di grande respiro, affascinante e complessa, che richiede esperienza, orientamento e senso della montagna". Fattibile anche in giornata per i più allenati ma sicuramente più agevole bivaccando allo Stuparich, il che consente peraltro anche un inserimento più lento e piacevole nell’ambiente. Questa quindi la nostra scelta, per un’uscita infrasettimanale – bivacco sì, ma almeno la sicurezza di non dover tirare a sorte le brande. Così, dopo il parcheggio a sella Sompdogna, un passaggio al Grego per avvisare il gestore e per birretta di buon augurio saliamo allo Stuparich. Espletati i consueti riti bivacchistici serali, ossia cena e interminabile partita a carte, più mumble mumble su eventuali dimenticanze di materiali, ci svegliamo alle cinque di una giornata che le previsioni vogliono completamente soleggiata. Salvo che in questi giorni la pioggia non è mancata, ma fa caldo, e allora eccoci immersi in un nebbione fitto e denso a cercare la direzione che porta all’attacco della via. Visibile senza problema alcuno per gran parte dell’anno, la torre Carnizza è infatti nascosta da uno spesso muro grigio, manco fosse il campanile di Rovigo in novembre. Con qualche incertezza lasciamo quindi il sentiero che porta verso la val Dogna costeggiando la base del Montasio a nordovest e ci infiliamo tra i mughi in cerca di una qualche traccia. Non se ne parla. Per fortuna però individuiamo presto un ghiaione che sale verso quella che in teoria dovrebbe essere la giusta direzione. A posteriori, capiamo che quando il sentiero piega a destra per attraversare il greto di un torrente, bisogna risalire quest’ultimo fino al canalone che porta alla torre Carnizza. Che spunta infatti finalmente dalle nebbie. Fiuuu. Si sale faticosamente un lungo ed erto ghiaione fino al bordo del baratro che si apre sulla val Rotta. Ci siamo. L’attacco però, come sapevamo, non è segnalato. Diamo allora un’occhiata: a qualche decina di metri l’uno dall’altro ci sono tre possibili canalini che solcano l’enorme parete. Il più alto, verso il bordo del baratro, pare il meno agevole – in teoria bisogna salire un tratto di III. Scendiamo più in basso, il terzo canalino si presenta a prima vista più facile. Si attacca. Saliamo in cordata, la roccia non è particolarmente buona. Siamo sul secondo tiro quando sentiamo il rumore di qualcuno che sale. Vediamo due persone sul ghiaione, diamo una voce: “Salite la Kugy-Horn?” “Sììì”, “Siamo sull’attacco giusto?” “Nooo”. Benon. Chi ben comincia…Ma il puntino verde sotto di noi ci dice anche che non ha importanza, si può salire anche di qua, basta poi portarsi a destra appena possibile – per inciso, l’attacco “ufficiale” è proprio quello che rasenta l’orlo del ciglio terminale del ghiaione. Tre tiri, quindi ci sleghiamo e proseguiamo per roccette di II. Intanto siamo sbucati fuori dalla nebbia in pieno sole, e sotto di noi si stende adesso una magnifica coltre perlacea trafitta dalle cime dei monti. Spettacolo che da solo vale la gita. Nel frattempo vediamo sulla destra i due “colleghi” di prima. Li raggiungiamo. Piacevole sorpresa: sono Ennio Rizzotti, nota guida alpina locale, con un cliente. Presentazioni, due chiacchiere d’occasione. Ennio è molto gentile, il cliente (ultrasettantenne!) anche. Ci dicono che possiamo seguirli senza problemi. Una manna. Pareggio di bilancio. Lasciamo allora che si avviino e continuiamo, progressione in conserva. Da qui bisogna salire fino alla base della torre Amalia poi piegare nettamente a destra fino a raggiungere le cenge del Walhalla. In termini di orientamento il tratto è tutt’altro che ovvio. Qualche raro ometto qua è là in un percorso che permette senza dubbio errori. In questo senso le relazioni non aiutano molto, ed è difficile ricostruire l’esatta sequenza di canalini da percorrere. Bisogna raggiungere comunque all’incirca quota 2100 portandosi decisamente verso destra. Per fortuna le cenge del Walhalla sono facilmente individuabili, e non c’è possibilità di prendere passaggi paralleli sopra o sotto: in questo settore il percorso è obbligato, il che riduce drasticamente il rischio di errore. Eccole finalmente. Grande Kugy. L’atmosfera è proprio wagneriana: anche senza le Valchirie è di certo una bella cavalcata; anche senza i Nibelunghi, a tutti gli effetti un anello, dato che scenderemo per la via Amalia. Ci caliamo di qualche decina di metri per un salto di II e affrontiamo la lunga cengia che scorre cinquecento metri sopra la Val Rotta, passaggio spettacolare anche se meno temibile di quanto nome, fama e immagini possano far pensare – sempre che naturalmente si abbia passo fermo e confidenza col vuoto. Dalle cenge, splendide viste sulla val Dogna e su tutto il circondario. Si prosegue fino a un comodo contrafforte, la sporgenza con vegetazione di cui parla il Buscaini. Sosta merenda, siamo in pista ormai da circa quattro ore. Da qui il percorso piega decisamente a sinistra e attacca un ultimo tratto di agevole cengia, di fronte alla quale si erge il muro che rappresenta il proseguimento verso l’uscita, nonché, stando alle relazioni, la parte più delicata e pericolosa in termini di orientamento. In realtà, anche visivamente, il tracciato appare abbastanza logico: dopo un primo salto (III) si piega subito verso il punto in cui il canalone si sdoppia, a imboccare il ramo che sale verso destra (ovest). In questo tratto (quattro tiri di corda, III, un passaggio di IV per roccia umida e presenza di licheni, qualche chiodo per sosta di non facile individuazione) si è costantemente in ombra, in un ambiente maestoso e suggestivo che alterna tratti di roccia bianchissima e ottima a placche nere e bagnate. Stando a Rizzotti, tra le vie che salgono al Montasio questa è la più bella, e anche la meno frequentata. Bingo. Proseguiamo. Fabrizio tira la cordata. Usciamo dal canalone su una vasta parete che si apre visibilmente verso destra. Pieghiamo allora in su per roccette di II, in buona esposizione. Si raggiunge un altro passaggio obbligato che fa svoltare a sinistra attorno a uno spallone verde. Siamo proprio ai piedi della Sfinge. A poche decine di metri, oltre un passo su esigua cengetta, ci collegheremo con il tratto finale della via di Dogna. Eccoci. Saliamo ancora per un centinaio di metri. Sono quasi le due, fa caldo, quando finalmente raggiungiamo la Grande Cengia. Siamo ormai sull’Amalia. È finita. La Kugy-Horn, s’intende. Giusto per dire che giunti qua si può avere l’impressione di aver risolto la faccenda. In realtà la discesa per la via Amalia – peraltro rimessa a nuovo di fresco con cavi ben tesi, forse anche con qualche nuovo tratto attrezzato - è tutt’altro che breve, e qualche passaggio sull’ultimo tratto della ferrata, con otto/nove ore sulle gambe, non proprio banale. Ma anche l’Amalia offre viste incantevoli, e rimane uno dei più bei percorsi della zona. Regolati gli ultimi passaggi che rappresentano la parte più tecnica scendiamo all’attacco, quindi per facile sentiero fino al bivacco. Sono quasi le quattro, quindi per l’anello Stuparich-Stuparich abbiamo impiegato dieci ore. Un’altra oretta fino al Grego dove sostiamo per la solita minerale da mezzo, versione ambrata con schiuma.

NOTA: Per la progressione abbiamo usato una corda da 50 m e attrezzatura alpinistica completa. Utili un paio di friend medi, martello e chiodi. Una Salita tra le Giulie è la cronaca dell’intero percorso in solitaria. Non sta a noi suggerire le misure di sicurezza da utilizzare in montagna, dove ognuno può fare quello che crede giusto in base (si spera) alla propria esperienza e preparazione psico-fisica. Vale tuttavia la pena di ricordare che in anni recenti due giovani alpinisti friulani, a quanto pare sorpresi dall’oscurità, hanno sbagliato la linea sul canalone di uscita e sono caduti, perdendo la vita. Sul sito che riporta le relazioni de “Il Ravanatore” si può leggere il resoconto di un episodio simile, risoltosi per fortuna senza conseguenze. (v. http://ilravanatore.wordpress.com/2012/01/20/jof-di-montasio-via-kugy-horn-con-varianti/) Non pare quindi superfluo consigliare quantomeno di affrontare la salita con tempo presumibilmente stabile e partendo di buon’ora. Si consideri che una eventuale prosecuzione fino alla cima del Montasio per il canalone Findenegg richiede almeno un’altra ora e mezza. Infine, oltre alle immagini a corredo di questa descrizione, per un più esauriente racconto fotografico rimandiamo anche al sito: https://picasaweb.google.com/105138864216321548047/Montaz2753MViaKugyHorn#5768640808783768450