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Karakorum 2003

20 Luglio2003
Gasherbrum 2 ( 8.035 mt)
(Marco Tossutti-Sandra Canestri-Miroslav Chert)

09 Agosto 2003
Broad Peak (8.047 mt)

 

Sia io che Alessandra siamo contrari a pubblicizzare e scrivere delle nostre avventure trascorse tra le montagne del mondo.

I motivi di questa riluttanza sono svariati, ad iniziare dal senso di autocelebrazione che ne può trasparire. Inoltre siamo consapevoli che le nostre salite non rappresentano nulla di eccezionale nel panorama alpinistico moderno.

In questo caso però, non abbiamo potuto sottrarci alla volontà di chi, come Claudio Mitri, ci esortava a scrivere qualcosa. Sono veramente tante le persone che in questi ultimi anni ci sono state vicine aiutando anche economicamente e dimostrando il loro affetto in svariate maniere. Tra i tanti “tifosi” Claudio è stato uno degli amici più entusiasti, ringraziarlo in questa occasione però, ci sembra ingiusto nei confronti di tutti gli altri che non nominiamo. Diremo più generalmente grazie XXX Ottobre.

Ci sarebbe veramente tanto da raccontare sui due mesi trascorsi tra i ghiacci del Baltoro intenti a scalare le più alte vette del Karakorum.

Abbiamo quindi preferito scrivere due brani, che raccontano le due giornate alpinisticamente più “importanti”. Speriamo di riuscire così, a trasmettere alcune delle sensazioni, non sempre facili da vivere, che abbiamo provato sulla soglia degli 8000 metri e che resteranno per sempre dentro di noi.

20 luglio 2003 - Gasherbrum 2

La notte è quasi un incubo, insonne, attacchi di rigetto e respiro affannoso. Marco, poverino, se la fa in bianco con me un po’ per calmarmi ed un po’ per consolarmi perché, come se non bastasse, appena calato il sole, si è alzato un vento fortissimo. Lo ascoltiamo con la paura di veder sfumare la vetta ed io mi sento con la coscienza sporca per aver voluto a tutti i costi riposare un giorno in più al campo base.

Alle 3.15 circa capitano al c4 i nostri amici bergamaschi partiti direttamente dal c3, 500 mt più in basso. Poco dopo gli siamo dietro. Un lungo traverso proprio sotto la cuspide rocciosa sommitale ci porta in direzione della parete Est.

Albeggia, l’Hidden Peak alla nostra destra stà per essere baciato dal sole e lentamente si colora della luce primo crepuscolo creando dalla parte opposta un gioco di sfumature incredibili e l’ombra ovattata e vasta dei suoi 8000 metri di altezza copre il campo base laggiù ancora immerso nelle tenebre.

Il passo è lento e lo sguardo è fisso a controllare l’evidentissima traccia aperta dal gruppo di alpinisti che ci hanno preceduto ieri mattina.

Accuso freddo ai piedi finchè non sbuchiamo sul sole che, considerata l’altitudine, già scalda. Poco prima di affrontare l’ultimo ripido pendio, consumiamo una breve colazione ed aspettiamo Miro che è rimasto un po’ indietro. Mi libero di tutto il peso superfluo e Marco, viste le temperature eccezionalmente “elevate” si toglie pure i copri-pantaloni in piuma.

Iniziamo l’ultimo tratto, la neve è inconsistente e pericolosa, non ci sono corde fisse ed il nostro procedere è lento per tenere sotto controllo il respiro affannoso.

Poco sotto la cresta finale stagliata contro il cielo blu, raggiungiamo l’ultimo dei 3 bergamaschi, mentre gli altri 2 li vediamo già accingersi alla discesa …. dunque manca poco … il mio altimetro segna 7980 m. Quasi lo convincono a scendere con loro … lo incito a non mollare proprio ora a pochi metri dalla cima con la consapevolezza di non dare proprio un buon consiglio, poiché in caso di difficoltà, mi sentirei direttamente responsabile.

La fatica è tantissima, ma il tempo è ottimo e non c’è vento, sembra quasi impossibile sentire ad 8000 m tanta tranquillità. Ogni 2 passi quel tot di tempo per il recupero lo spreco a fissare la traccia che oltrepassa la cresta, come se a guardarla si avvicinasse. Onnipresente spicca la sagoma dell’Hidden Peak, elegante ardito come quasi tutte le montagne quì attorno.

Finalmente sbuco in cresta, la mia paura nascosta era di trovare ancora chissà che lungo plateaux o crinale ed invece una corda fissa di circa 50 m porta direttamente in vetta dove, due alpinisti spagnoli sono in procinto di scendere ….

La cima del Gasherbrum II (8.035 mt) è tutta per noi!!! Marco è subito dietro, ci abbracciamo forte forte. Sono le ore 9.56 locali.

La gioia che si prova in questi brevi istanti è strana, mi sento quasi più contenta per aver finito di salire e dunque di fare fatica (non che in discesa non ce ne sia), che non per aver raggiunto una delle 14 vette più alte del mondo …. Quella soddisfazione lì e l’orgoglio li proverò una volta giunta in basso, ed ancora di più quando a casa troverò i miei genitori e gli amici ad accogliermi festosi .

Telefoniamo con il satellitare a casa, vorrei descrivergli quello che stò vedendo: a 360° montagne stupende: il K2, il Broad Peak, il Chogolisa, il Masherbrum ed ancora, monti ed infiniti ghiacciai che sembrano da così in alto dei fiumi scendere senza logica apparente da tutte le parti, il cielo è di un blu cobalto e verso l’India, le cime laggiù in fondo, degradare senza mai vedere il verde delle valli.

Sono stanca e contenta.

Questa volta grazie al tempo favorevole scatto tante foto a Marco che, felicissimo, si accinge a riporre sotto un mucchietto di neve il disegno di Stella, sua nipote di 5 anni, confezionato apposta per noi.

Penso con emozione a tutte le persone che entusiaste hanno sempre creduto nei nostri sogni e sento che parte della forza per arrivare fin qui me l’hanno data anche loro.

La giornata a questo punto non è certo finita, perché come sappiamo una volta giunti in cima siamo appena a metà strada.

Voltiamo le spalle alla vetta.

Anni fà il mio carissimo amico Alessandro Cernaz scrisse a proposito di una cima raggiunta dopo immani fatiche: non ci sono croci su questa cima, e non c’è bisogno di aggiungerne altre…….

09 agosto 2003 - Broad Peak

Veli di nuvole sottili corrono veloci sopra la mia testa scontrandosi contro la cupola sommitale del Broad Peak (8.047 mt) e confondendosi con gli spruzzi di neve alzata dal forte vento, scomparendo così dalla mia visuale. Il K2 alla mia sinistra, sempre maestoso, con queste nuvole che lo accarezzano tutto, sembra ancora più severo. Sono le 8.00 del mattino e mi trovo a quasi 7.500 mt di altezza sulla via comune del Broad. Stò salendo da solo da ieri, quando con Sandra, abbiamo amaramente deciso di dividerci. La notte precedente infatti, siamo stati molto male, accusando forti problemi intestinali che ci hanno debilitato e demoralizzato non poco, costringendoci così ad un giorno di stop al campo 2 (6.350 mt).

Per la prima volta, dopo tanti anni che saliamo montagne assieme, abbiamo dovuto separarci ….

Mentre procedo lentissimanente ho mille pensieri per la testa: Come sarà andata la discesa di Sandra verso il campo base da sola e con poche corde fisse? Quanto reggerà ancora il tempo prima che si scateni la bufera? Riuscirò ancora a salire in queste condizioni? Se arriverò sul colle che divide la cresta sommitale, ce la farò a continuare o verrò spazzato via dal forte vento?

La dura realtà della montagna mi fa concentrare sulla salita, in quanto sono sprofondato di nuovo fino alla vita nella neve inconsistente e devo ingegnarmi in tutti i modi per tirarmi fuori.

Che fatica!! Punto ad un crepaccio andando fuori dalla linea che ieri hanno percorso i tarvisiani, ma che ormai, è scomparsa a causa del vento che assieme alla neve in poche ore l’hanno coperta. Supero una paretina di neve finalmente più dura, ma al suo termine ricomincia il supplizio. Dopo 2.30 h di agonia, mi sono alzato per quasi 200 mt. dal posto in cui ho bivaccato in un buco nella neve scavato la sera precedente.

Il tempo continua a peggiorare. Non voglio mollare, mancano solo “200 mt” ai 7.800 mt della sella e poi la cresta sarà sicuramente sgombra da tutta questa neve.

Mi fermo, bevo dalla borraccia, che tengo sotto al piumino, quel poco di liquido che non si è ancora ghiacciato.

Cerco tra me e me di fare il punto della situazione come altre volte nelle salite in montagna ho fatto con i miei compagni di cordata: Marco, Fabio, Sandra, mio padre. Quanto vorrei poter chiedere consigli sul da farsi ad uno di loro!

Non devo farmi attirare dalla falsa vicinanza della cima, dalla voglia di arrivare e dal mio orgoglio.

Stò cadendo nello stesso errore che alcuni giorni or sono ha fatto il mio amico Miro, stancandosi troppo per arrivare sulla cima del G2 e dovendo poi dare fondo a tutte le energie per scendere. Io, in quell’occasione, non ero d’accordo con la sua scelta ed ora, invece, stò cacciandomi nella stessa situazione. Scatto 2 foto, vorrei urlare la mia delusione, ma non mi esce la voce. Ho deciso: scendo!!!!

Alle 12.00 arrivo al campo 2, smonto la tenda sotto una leggera nevicata accompagnata da un forte vento che complica tutto. 3 ore dopo sulla morena alla base della montagna, ormai avvolta dalle nubi, incontro Olan, la nostra guida-cuoco e uomo tutto fare, spalanca gli occhi mentre mi corre in contro gridando: Maco Maco Maco!!

Ci abbracciamo come due fratelli e mi toglie lo zaino, sono stanchissimo.

In vita mia ho tentato la salita a quattro 8000 e questa è stata la seconda volta che ho dovuto rinunciare alla vetta. Da queste vittorie e sconfitte poi, ho sempre imparato qualcosa, magari a distanza di anni. Mentre scrivo sono passati troppi pochi giorni da questa avventura e dentro di me rimane un gran rammarico….

Sandra e Tox

I ghiacciai del Baltoro
il campo base
il C4
a passo lento
l'evidentissimo tracciato
Miro
poco sotto la cresta finale
la cima del Gasherbrum II (8.075 mt.)
infiniti ghiacciai
il Broad Peak (8.047 mt - empty)
Il tempo continua a peggiorare