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RODA DE VAEL

(2806 m) - Parete Ovest (Parete Rossa)

O.Einsenstecken, F. Rabanser, L. Oberrauch

Riepilogo generale:

difficoltà: TD+, V+ e VI sostenuto dislivello: 350 m sviluppo: 400 m tempo: 5-6 h

Descrizione generale

Una volta si diceva ( ma, forse, lo si dice tuttora), ... ci sono sesti gradi e ...sesti gradi! e così le difficoltà delle vie si ... pesavano spesso dai nomi dei primi salitori. Era una regola che si seguiva con molta attenzione, perchè si sapeva che ... i sesti gradi di certe cordate erano di ... pasta ben diversa da altri.

Un vecchio e saggio detto, che calza a pennello per le salite aperte dalla mitica cordata Einsenstecken e Rabanser. Sono ascensioni da affrontare con moltrispetto e preparazione, senza lasciarsi ingannare dalla data di apertura che risale ai lontani anni '40, ed essere per ciò indotti a sottovalutare la severità.

Quella realizzata sulla "Parete Rossa" della Roda di Vael è sicuramente la più impegnativa tra tutte quelle aperte da questa famosa cordata altoatesina. Fino agli anni 70, diciamo all'icirca fino all'avvento del settimo grado, veniva considerata a buona ragione una tra le più difficili vie delle Dolomiti di arrampicata libera, e (aggiungiamo noi) di quella ... vera.

Facciamo questa sottolineatura in quanto, a differenza delle vie spittate proliferate ormai nell'intero arco alpino, su questa salita trovi tutti i tipici ingredienti di un itinerario veramente in libera dove, oltre alla capacità tecnica necessaria per superare la difficoltà dei passaggi, sono richiesti decisione e nervi saldi, che alcuni tratti impegnativi e un po' ostici mettono a dura prova: insomma, un vero banco di prova per scalatori ... doc!

Scherzosamente parlando, una consolazione in fondo potremmo anche trovarla, in quanto puoi essere quasi certo di non far troppa coda all'attacco (cosa peraltro difficilmente evitabile su tante vie delle Dolomiti, prima fra tutte la Comici alla Grande di Lavaredo)!

Ha un grande valore storico, in quanto è stata la prima via a vincere l'impressionante parete gialla strapiombante della Roda di Vael. A questo proposito la consigliamo a tutti coloro che, lasciate le comode e belle falesie (certamente molto utili all'allenamento, ma alla lunga anche un po' noiose), vogliano in un certo senso confrontarsi con i nostri predecessori e apprezzare le loro audaci realizzazioni.
v Ha rappresentato, per generazioni e generazioni di scalatori, un itinerario di assoluto prestigio, di cui fregiarsi a buon titolo rispetto ad altre salite, forse più note, ma sicuramente meno temute e quindi più gettonate. Probabilmente causa questa nomea, di itinerario severo, è finita nel dimenticatoio, ed è un vero peccato perchè in realtà offre un'arrampicata molto bella e di grande soddisfazione.

Passando al commento tecnico dell'itinerario, diciamo che esso è formato da due distinte parti, ognuna delle quali con diverse caratteristiche e qualità della roccia. Il lungo fessurone iniziale presenta tratti di alto contenuto tecnico-atletico e passaggi anche faticosi nelle strozzature lisce e strapiombanti. Le placche grigio-nere del tratto mediano, e la compatta placconata superiore, offrono un'arrampicata sempre impegnativa, ma di grande bellezza ed eleganza.

La via è sufficientemente chiodata, sia sulle soste che lungo i tiri di corda, ma va ricordato, come per tutte le salite di quegli anni, che diversi chiodi dell'epoca sono di dubbia tenuta, e quindi si consiglia di aver con sé un assortimento di chiodi eventualmente per sostituire quelli più malandati. Utile poi una serie di friends (medio-grandi) e di stopper.

Parlando della qualità della roccia, diciamo che sui gialli è mediocre, anche se oramai ripulita dalle parti più instabili (attezione alle lame friabili della seconda lunghezza); buona sulla rampa-diedro centrale e decisamente ottima sulla compatta placconata nerastra alta.

Concludiamo con un accenno storico ricordando della cordata Einsenstecken e Rabanser, le altre salite più famose da loro realizzate nel gruppo del Catinaccio, cioè quelle aperte sulla parete sud dei Mugoni, sulla parete nord della Punta Emma, sulla parete sud ovest della Croda di Re Laurino, che fra tutte è quella che, a nostro giudizio, offre la scalata più bella e più entusiasmante.

Avvicinamento e punti d'appoggio

Dal rifugio Paolina prendere il sentiero che conduce al passo del Vaiolon, e seguirlo fino al pendio detritico sottostante la Roda de Vael. Lasciarlo e obliquare a destra su tracce, stando appena sotto la parete , fino all'attacco situato nel punto più alto delle ghiaie alla base della marcata fessura. (ore 1 dal rifugio)

Relazione

abbr.: ch.=chiodo/cl.=clessidra/fr.=friend/m.i.=masso incastrato/nt.=nut/sp.=spuntone)

L1) Salire con elegante arrampicata la fessura giallastra verticale superando, dopo circa 30 metri, un liscio strapiombo tecnico. (45m; V,V+; 5ch., 3fr.) sosta 2 ch. (possibile sosta scomoda sotto lo strapiombo).

L2) Alzarsi verso destra a prendere delle lame friabili poco sicure; poi dritti per delle fessure verticali più stabili e, oltre un piccolo strapiombo, si guadagna uno stretto terrazzino scomodo, posto sotto una strozzatura strapiombante del fessurone. (25m; IV,IV+; 1 ch., 2 fr., 1 nt.) sosta su chiodi.

L3) Superare la faticosa liscia strozzatura strapiombante, e poi con stupenda ma impegnativa arrampicata nella fessura-diedro verticale di roccia molto buona (vari chiodi), fino ad una esigua nicchietta con masso, posta una decina di metri sotto il notevole strapiombo che chiude il fessurone.(40m; VI, V+,VI, V; 7ch., 2fr.,1nt.) sosta 2 ch.

L4) Uscire a dx dalla nicchietta, e per fessura verticale salire fin sotto il forte strapiombo. Superarlo diagonalmente verso sx (chiodi; pass.tecnico in forte esposizione), e, per la seguente fessura/rampa di roccia friabile, costeggiare sulla sx gli strapiombi fino ad uscire su una comoda cengetta. (35m; V+, VI, V+, III; 5 ch., 3 fr.) sosta 3 ch.

L5) Diritti alcuni metri fino alla seguente rampa/diedro di placche compatte, obliqua a dx, che si risale andando a sostare scomodamente in una nicchietta. (35m; III, V, V+; 4 ch.) sosta 2 ch.

L6) Continuare ancora pochi metri nella fessura sul fondo, e uscire in traversata a dx, in direzione di un pilastrino addossato; per il diedrino che esso forma a sx con la parete si guadagna la sua sommità. (25m; V, III, IV+; 3 ch.; 1 cl.) sosta su sp.

L7) Salire verso dx per un'esile fessurina che più in alto termina sotto un tettino. Sotto quest'ultimo, spostarsi a sx su bei grigi articolati, e, appena sopra, ritornare a dx in un diedrino che porta alla sosta, all'inizio della bella placconata grigio-nera superiore. (30m; IV, IV+,V; 3 ch., 1 nt., 1 fr.) sosta 2 ch.

L8) Obliquare leggermente a dx su bella placca grigia compatta; superare verso dx uno strapiombo nerastro, e proseguire, sempre verso dx, su placche compatte con divertente arrampicata fino ad un'esposta cornice su cui si sosta.(40m; IV+, V; 3 ch., 2 cl., 1 fr.) sosta 2 ch.

L9) Salire prima diritti, poi leggermente a dx, ed infine ritornare a sx, ed uscire dalla stupenda placconata su una comoda cengetta con nicchia. (40m; V-, V, III; 3 ch., 2cl., 1 fr.) sosta su cl.

Qui terminano le difficoltà. Per raggiungere la cima, proseguire per rocce articolate a dx di una rientranza nera per circa 60 metri (III+, IV-, poi II), e quindi per le rotte rocce detritiche finali in cima.

Per chi volesse invece, al termine della L9), raggiungere direttamente la discesa, si deve traversare per circa 100 metri verso sx su cenge e facili roccette articolate, fino alla via attrezzata della cresta nord.

Materiale usato

-

Discesa

Dalla cima, si segue la via ferrata lungo la cresta nord fino al passo del Vaiolon, e da questo si ritorna al rif. Paolina. (ore 1.30)

Ripetitori

RELAZIONE E DISEGNO A CURA DI ANDREA LABINAZ

Roda01  lo schizzo della via
lo schizzo della via
il tracciato della via
L1) la fessura giallastra
L4) fessura/rampa
L8) la placca