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LASTONI DI FORMIN

La Parete dei Lastoni Parete OvestDiedro di destra e Diedro di sinistra

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Riepilogo generale:

difficoltà: - dislivello: - sviluppo: - tempo: -

Descrizione generale

In una monografia apparsa su Alpi Venete, per meglio localizzare i tanti itinerari che in quegli anni erano stati aperti, avevo proposto di denominare, con alcuni toponimi, le varie strutture rocciose che caratterizzano le due bastionate dei Lastoni di Formin, che, partendo da forc. Giau, si espandono su due lunghi lati: l’uno, in versante ovest, rivolto sulla vallata che da Pocol conduce al passo Giau; l’altro, in versante sud, prospiciente la val Mondeval e la sottostante val Fiorentina. E’ sicuramente il lato ovest quello alpinisticamente più interessante: molto conosciuto, su questo versante, ad esempio è il “Gran Diedro” dei Lastoni, sul quale sono stati realizzati vari interessanti itinerari , di recente anche di arrampicata c.d. moderna. A lato del “Gran Diedro” c’è una grande struttura di forma rettangolare, bel visibile dal passo Giau, che culmina col punto più elevato dell’altopiano dei Lastoni: vista la forma quadrangolare, venne istintivo chiamarla “La Parete dei Lastoni”. Anche su questa struttura sono stati realizzati itinerari interessanti: oramai classica, e molto frequentata, è diventata la via Bonetti-Mezzacasa , che si sviluppa nel centro della parete, e che offre una bella arrampicata di media difficoltà su ottima roccia; più a destra, c’è la “Fessura Rossa” , probabilmente la via più impegnativa della Parete dei Lastoni; più a destra ancora sono collocati i due diedri, con gli itinerari qui proposti. Questi confluiscono a circa metà altezza, dove la parete perde un po’ di verticalità; non sono diedri molto evidenti, tant’è che, nella prima parte, l’arrampicata è prevalentemente di fessura/camino. Sono stati entrambi aperti negli anni ’70: il primo, ad opera di Franz Dallago assieme ad un altro Scoiattolo di Cortina; il secondo, da chi scrive, assieme ad un gruppo di rocciatori della nostra Sezione. Sono due interessanti itinerari, entrambi valutabili su difficoltà complessive di TD, anche se quello di sinistra, nella prima parte, presenta un’arrampicata più continua e sostenuta dell’altro. La qualità della roccia è complessivamente buona; va però segnalata, nelle fessure più interne, la presenza di tratti di roccia un po’ sporca, che le scarse ripetizioni non sono ancora riuscite a ripulire. Si consiglia quindi, nella ripetizione di entrambe le vie, di scegliere periodi di clima asciutto, per evitare di incappare in qualche tratto che, se bagnato, potrebbe rivelarsi scivoloso, come ad esempio la fessurina dello strapiombo finale della L7.

Per raggiungere l’attacco delle vie, dal passo Giau si segue il sentiero segnavia 436 che conduce a forc. Giau (40 minuti). Da qui, in breve, attraversando verso sinistra le ghiaie basali si raggiunge l’attacco dei due itinerari, situati alla destra dell’evidente “Fessura Rossa”.

Avvicinamento e punti d'appoggio

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Relazione

(abbr.: ch.=chiodo/cl.=clessidra/fr.=friend/m.i.=masso incastrato/nt.=nut/sp.=spuntone)

Diedro di Destra - Franz Dallago e Paolo Michielli (16.9.1971)

L1) Si attacca la prima fessura/camino situata a destra del diedro di sinistra. All’inizio il camino si presenta piuttosto strapiombante. Si sale allora lungo una bella fessura grigia aperta alla sua destra, rientrando nel camino, nel punto in cui questo tende a restringersi e ad raddrizzarsi. (25m; IV, V; 1 fr., 2 m.i.) sosta m.i.

L2) Si segue il camino fin dove si restringe. Qualche metro su direttamente, quindi si traversa un paio di metri in parete a sx., a prendere delle rocce grigie più appigliate che consentono di superare la strozzatura (V, V+; 2 ch.). Si continua per il camino, ora più arrampicabile, e per esso si raggiunge un grande antro dove si sosta. (45m; V, V+; poi IV, IV+; 2 ch., 1 fr., 1 sp.) sosta sp.

L3) Si segue il camino (un po’ friabile) che sta a sx dell’antro, salendolo fino ad una cengia inclinata, che si segue qualche metro a sx. (45m; IV; 2 fr.) sosta cl.

L4) Ci si sposta qualche metro a sx. a prendere una larga fessura/spaccatura, che si segue per una quindicina di metri. Se ne esce quindi sulla dx., per poi rientrarvi più sopra a sx. Si raggiunge così una larga cengia sotto gli strapiombi gialli. La si percorre verso sx. per andare a sostare sotto una bella parete grigia a sx. degli strapiombi gialli. (50m; IV, poi III; 1 fr., 1 sp.) sosta sp.

L5) Si continua per la bella parete grigia, solida e articolata, con spostamenti a dx. e a sx., per evitare le parti più impegnative, uscendo alla fine sulla sx. (45m; IV, IV+; 5 fr.) sosta 2 ch. (1 lasciato).

L6) Si traversa qualche metro a sx. oltrepassando uno spigoletto, per prendere una serie di caminetti che conducono nel punto in cui il camino è interrotto da un grande strapiombo. (40m; III, IV; 1 sp.) sosta cl. (fare attenzione all’interno del camino per la presenza di qualche masso instabile)

L7) Lo strapiombo si supera sulla sx., lungo una fessurina superficiale (10m; V+; 2 ch.). Raggiunte rocce più facili, si continua verticalmente per caminetti e paretine fino a sbucare sul bordo dell’altopiano dei Lastoni. (25m; V, V+, poi III; 2 ch.; 1 fr.) sosta sp.

Lunghezza complessiva ca. 300 metri / Difficoltà fino al V+ / Tempo impiegato circa 3 ore

Diedro di Sinistra - Roberto Priolo, Giorgio Calzi, Gianni Buzzi e Nereo Zeper (24.8.1974)

L1b) Si attacca qualche metro a dx. della fessura al centro del diedro, e per parete grigia si sale verso sx fino ad un terrazzino posto nel diedro. (40m; IV; 1 fr.) sosta 2 ch.

L2b) Si prosegue lungo la fessura del diedro fino ad un terrazzino alla base di uno stretto camino strapiombante (40m; V; 3 fr.) sosta 2 ch.

L3b) Poco sopra la sosta il camino si chiude a profonda fessura strapiombante, nella quale si entra a fatica. Si segue all’interno questa fessura; quindi, nel punto in cui diventa impraticabile la prosecuzione, si esce sullo spigolo di dx. (A0; ch.), che si rimonta fino ad una nicchia sormontata da uno strapiombo, dove si sosta. (30m; V+, A0; 1 ch., 1fr.) sosta 2 ch.

L4b) Sulla sx. si supera un muretto verticale (V, V+). Si continua lungo il camino seguente, fino al maggiore di due massi incastrati, dove si sosta. (40 m.; V, V+, poi III e IV) sosta sp.

L5b) L6b) Anziché seguire il camino (che conduce verso destra all’itinerario del Diedro di destra), si continua direttamente lungo la parete di sx. per rocce solide e articolate, portandosi alla fine verso destra per raggiungere il caminetto superficiale, che conduce alla base dello strapiombo finale del Diedro di destra. (80 m.; IV). Si segue quindi la

L7b) della relazione precedente che permette di raggiungere il bordo dell’altopiano dei Lastoni. (25 m; V, V+, poi III; 2 ch.; 1 fr.) sosta sp.

Lunghezza complessiva ca. 300 metri / Difficoltà fino al V+, A0 / Tempo impiegato circa 4 ore

Materiale usato

Tutti i chiodi indicati, sia di sosta che di progressione, sono stati lasciati sul posto. Per la ripetizione si consiglia di portare qualche chiodo, oltre a una normale dotazione di friend e nuts di misura assortita.

Discesa

Dall’altopiano dei Lastoni (che si raggiunge all’uscita di questi due itinerari) la discesa è elementare, e si svolge per tracce di sentiero raggiungendo verso sud est la forcella Rossa del Formin, dalla quale seguendo il sentiero (segnavia 435) si perviene alla sottostante val Mondeval, e per sentiero (segnavia 436) alla forcella Giau (1.45 h); è un percorso facile e sicuro, soprattutto in caso di nebbia, ma un po’ lungo. Esistono, sul versante sud, discese alternative più rapide, che però non sono ben segnalate, e soprattutto prevedono di dover arrampicare su difficoltà di II e III, ed anche di dover fare qualche tratto di corda doppia. Ne riportiamo una di queste, da noi seguita dopo la ripetizione del diedro di destra: raggiunto il bordo meridionale dell’altopiano (subito sotto quella che potremmo definire come la cima dei Lastoni) si prosegue in discesa seguendone proprio il bordo; dopo il secondo canalone che si incontra, si scende in versante sud, nel punto in cui la parete si apre formando una depressione di facili e solide roccette; si continua scendendo per queste roccette di I e II, fin dove i salti si fanno più ripidi; da questo punto, gradualmente spostandosi più verso ovest (destra or.), con difficoltà che in certi tratti possono essere anche di III, ci si porta verso un largo canalone che sta sulla destra (or.); raggiuntolo, per cenge si riattraversa la parete verso sinistra (or.), e quindi, dove risulta più agevole, si continua la discesa, prima diritti, e poi nuovamente verso destra (or.), raggiungendo così le ghiaie basali; da qui in breve a forcella Giau (1 h.).

Ripetitori

Relazione a cura di Roberto Priolo

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il Gran Diedro
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la Parete dei Lastoni
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la "fessura rossa"
lo schizzo della via
il tracciato della via