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CRODA CIMOLIANA

- Parete Ovest "Pilastro Rosso"

Franco Gherbaz e Lino Candot (21/8/1965)

Riepilogo generale:

difficoltà: V+, VI- e 1 pass. VI dislivello: 350 m sviluppo: 395 m tempo: 5 - 6 h

Descrizione generale

Le generazioni si susseguono negli anni, per proseguire quel cammino ideale cominciato nel lontano '45. Dopo il periodo iniziale dei Bruti il ... testimone... passa alla generazione successiva che, negli anni '50, consolidò il prestigio della XXX Ottobre in campo alpinistico.

Sarà però nel successivo decennio che i nostri rocciatori acquisteranno quella consapevolezza di ...possedere tutte le carte... per affrontare, senza più remore, i grandi itinerari delle Alpi. Questa maturazione non fu casuale, ma frutto della nostra tradizione alpinistica trasmessa proprio grazie a questa continuità tra generazioni di scalatori.

Gli anni '60 furono segnati, oltre che dall'attività dedicata alle vie nuove ed alle spedizioni extraeuropee, sopratutto dalle ripetizioni dei grandi itinerari delle Alpi, allora appannaggio di poche cordate di livello internazionale. La Vinatzer sulla Marmolada, la Andrich sulla Punta Civetta, il diedro Philipp Flamm sulla Punta Tissi, la Cassin sul Badile, sono solo alcuni esempi di quella straordinaria stagione alpinistica.

Ma vanno menzionati anche i tentativi, osteggiati dal maltempo, di ripercorrere le mitiche vie delle Alpi Occidentali, come lo Sperone della Walker, i Drus, perchè danno la dimensione della maturità raggiunta dai nostri scalatori di punta.

Ricordiamo, fra i tanti che si sono distinti in quel decennio, i nomi di Josè Baron, Walter Romano, Enzo Cozzolino, Franco Gherbaz e Lino Candot sono stati, anch'essi, esponenti di quella generazione di alpinisti trentottobrini.

Del primo, alpinista molto completo, ricordiamo in particolare la prima triestina al diedro Philipp Flamm e la prima invernale dello spigolo della Busazza, entrambe realizzate assieme ad Enzo Cozzolino, e poi le svariate vie nuove aperte in luoghi remoti, come il versante settentrionale dei Pizzetti d'Agner.

Di Lino Candot, soprattutto, segnaliamo la partecipazione (assieme ai coniugi Buscaini, Walter Romano e Silvano Sinigoi) alla spedizione in Patagonia con la conquista dell'inviolata Aguja Saint Exupery, con la quale la nostra Sezione festeggiò il suo Cinquantennale.

Completiamo questi accenni sui salitori del Pilastro Rosso, dicendo che entrambi hanno coronato la loro carriera alpinistica con ambiti traguardi: Franco Gherbaz, con l'ingresso nel Club Alpino Accademico Italiano, Lino Candot, con l'approdo alla professione di Guida Alpina, che tuttora esercita ai piedi del Cervino (salito ben 180 volte!).

Ma veniamo all'itinerario qui proposto. L'impressione che si prova, guardando il Pilastro Rosso da bivacco Perugini, è che sembra quasi inverosimile come i tetti e gli strapiombi della parte superiore giallo rossastra siano stati superati in arrampicata libera e con un percorso di difficoltà mai estreme.

E così una volta in parete, si potrà apprezzare, lunghezza dopo lunghezza, la grande intuizione dei primi salitori e la loro bravura nell'evitare, sistematicamente, le zone più strapiombanti e friabili, mediante aeree traversate e atletici passaggi fra tetti aggettanti, il tutto su roccia sempre buona e ben appigliata.

Specie nella metà superiore, l'arrampicata, molto suggestiva per la forte esposizione, offre passaggi di notevole bellezza ed eleganza. La roccia è nel complesso molto buona, e anche sui muri gialli del pilastro vero e proprio, dove a prima vista sembrerebbe friabile, è invece di buona qualità. Va prestata comunque attenzione alle lame addossate.

La via è ottimamente chiodata, e le soste sono ben atrrezzate, anche per una eventuale discesa in corda doppia. Segnaliamo da ultimo che sulla L2 si è optato per la variante diretta, che consigliamo, anche se è più impegnativa della via originaria. Punti di appoggio sono il Rifugio Pordenone ed il soprastante Bivacco Perugini.

Avvicinamento e punti d'appoggio

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Relazione

abbr.: ch.=chiodo/cl.=clessidra/fr.=friend/m.i.=masso incastrato/nt.=nut/sp.=spuntone)

Dal bivacco Perugini in Val Montanaia in breve alla base della parete. L'attacco è posto circa 80 metri a sx dell'inizio dei camini della via Piaz, ed è contraddistinto da una targhetta blu con numero 31 posta a pochi metri da terra.

L1) Salire verso dx e superare un diedrino che incide una fascia verticale; proseguire su rocce a gradoni fino alla prima delle tre cenge che caratterizzano la parte bassa della parete. (50m; II, IV, III; 1 fr, 1 sp) Sosta 2 ch. e spit.

L2) Appena a dx della sosta, salire leggermente verso dx su rocce giallastre delicate in direzione dello stretto diedro verticale che incide la soprastante parete strapiombante; superare con arrampicata tecnica il diedrino fessurato e passare a dx del tettino che lo chiude (3 chiodi); per il seguente diedro aperto e inclinato a sx si guadagna la seconda cengia detritica che si segue a sx fino alla sosta. (50 m; IV+, VI-, VI o AO, IV; 4 ch.; 2 fr, 1 nt). Sosta 3 ch. Questa lunghezza segue una variante più diretta, ma anche più impegnativa della via originale, che invece segue un camino più a dx con difficoltà minori.

L3) Oltre lo strapiombetto iniziale, salire prima in obliquo a dx su belle placche articolate grigie, e poi dritti fino a un terrazzino con spuntone sotto un diedro giallastro.(25m;IV; 1 nt., 1 fr.) Sosta 2 ch.

L4) Si supera con bei movimenti il verticale diedrino giallo-grigio, sostando al suo termine su comoda cengetta sotto strapiombi gialli friabili. (20 m;IV+; 3 fr.) Sosta 2 spit.

L5) Seguire a dx la cengetta fino ad un chiodo con cordino; evitare a sx un tettino ed alzarsi su rocce compatte verso una fessura obliqua a sx (ch.), che seguita porta sulla terza cengia, alla base della parete giallastra verticale del Pilastro Rosso, che da questo punto s'innalza ben delineato. Spostarsi a sx sulla cengia detritica fino alla sosta, (55m;IV+, IV; 2 ch.; 1 fr.; 1 sp.) Sosta (chiodi).

L6) Salire verso dx su buone rocce compatte (ch.) e seguire per alcuni metri un bel diedro fessurato verticale (ch.) spostarsi a sx su lame fessurate e salire (ch.) verso le soprastanti caratteristiche lame orizzontali in mezzo alla verticale parete gialla (30 m;V, IV; 3ch. , 1 sp.) Sosta aerea sulla cornice a dx delle lame (chiodi).

L7) Seguire per pochi metri a dx la cornice fino ad una fessura nascosta (ch.) alzarsi con stupenda arrampicata sulla fessura giallastra (ch.) e poi uscire a dx su rocce compatte, e salire ad una cornice sotto marcati strapiombi; spostarsi a dx sulla cornice alcuni metri fin sotto un breve diedrino (ch.), che sempre con bellissimi movimenti consente di guadagnare la soprastante cornice dove si sosta. (30 m; V+ V, V+; 5ch.; 1 sp.; 1 nt.). Sosta (chiodi e spit).

L8) Traversare a sx su esposta fessura orizzontale per circa 10 metri (ch.), e poi alzarsi sempre verso sx per prendere e superare uno stretto diedrino grigio ( chiodi ), che porta sulla soprastante cengia (ch.); alcuni metri a dx si trova la sosta con chiodi, ( 35 m; V; 4 ch., 2 fr).

L9) Seguire a dx la cengia sotto a strapiombi ed oltre uno spigolo (spit); superare uno strapiombetto con blocchi in bilico; continuare nella seguente lunga fessura fra rocce gialle e grigie che conduce su un bel pulpito aereo sullo spigolo dx del pilastro. ( 45 m; III, IV V; 1 spit; 2 ch., 2 fr.) Sosta ( chiodi ).

L10) Si supera direttamente con splendida arrampicata atletica il soprastante strapiombo ben appigliato (ch.), e si arriva sulla cengia sotto i soffitti della cuspide finale del pilastro; seguirla facilmente una decina di metri a sx fino alla ben visibile sosta. (15m; V+; 1 ch.) Sosta ch. e spit.

L11) Con un bel innalzamento atletico si supera verso sx il marcato strapiombo sopra alla sosta, e si raggiunge il camino finale; per quest'ultimo (ch.) ed un breve muretto compatto (cl.) si esce sulla sommità del Pilastro Rosso. (40m; V+, IV; 2 ch., 2 fr.; 1 cl.). Sosta sp. Per la breve crestina rocciosa ed un facile canalino si giunge quindi in vetta alla Croda Cimoliana.

Materiale usato

Tutti i chiodi indicati, sia di sosta che di progressione, sono stati lasciati sul posto. Per la ripetizione si consiglia di portare qualche chiodo, oltre ad una normale dotazione di friend e nuts ( soprattutto stopper ) di misura assortita.

Discesa

Si segue una traccia con ometti che contorna a N ed E la cuspide sommitale, e porta verso sx in direzione della cresta SE. Per un breve canalino si raggiunge una spalla sul lato orientale della cresta, e si prosegue la discesa lungo canalini e facili rocce solide (II; vari ometti) fino a poter entrare a dx (or.) in un canale incassato.

Dove quest'ultimo s' interrompe formando uno stretto antro a volta strapiombante, si entra in esso trovando la calata attrezzata proprio sul fondo dell'antro (cordini). Con corda doppia di 45 metri si arriva sulla f.lla Cecilia, posta fra la Croda Cimoliana ed il Campanile Pordenone.

Ora bisogna scendere a sx su rocce detritiche delicate ed entrare nel profondo canalone che scende a E del Campanile Pordenone; lo si discende per circa un'ottantina di metri ( alcuni facili salti di roccia buona ) fino a poter uscire facilmente a dx per una cengetta incassata (ometto) e salire alla vicina larga forcella posta a S de Campanile.

Per lo stretto canale che scende in obliquo sul versante O (II, roccia buona) si arriva in breve sul ghiaione ed al vicino bivacco Perugini. (circa 1.30h.)

Ripetitori

RELAZIONE E DISEGNO A CURA DI ANDREA LABINAZ

lo schizzo della via
il tracciato della via
L7) sulla stupenda fessura giallastra
L8) il traverso aereo
L11)atletico strapiombo sopra la cengia soffittata
Andrea Labinaz