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AGO DEL CRIDOLA

(2389 m) - Parete Sud

R.Costacurta e E. Reginato (21.7.1974)

Riepilogo generale:

difficoltà: TD, passaggi di V+ dislivello: 450 m sviluppo: 500 m tempo: 7 h, riduc

Descrizione generale

Il Cridola è un massiccio montuoso che si affaccia su tre vallate. Per i fornesi ,favoriti dal fatto di avere dalla parte del rifugio Giaf la frequentata via normale, è un po' la montagna di casa loro.

Il versante settentrionale ben visibile scendendo dal passo della Mauria verso Lorenzago di Cadore, pur essendo il più imponente con una grande parete di quasi 700 metri, è però di scarso interesse per l'alpinista in quanto piuttosto ombroso e di roccia poco solida.

Sul lato meridionale, rivolto verso la vallata del rifugio Padova e gli Spalti di Toro, è caratteristica una grande cengia, che taglia a circa metà altezza questo versante del monte( la grande cengia mediana). Sopra questa, si erge originale la sagoma dell'Ago del Cridola, caratteristico campanile isolato nel corpo della montagna, e ben visibile dalla parte del rifugio Padova.

Sotto la cengia, la parete precipita con un salto di 250 metri, formando una lunga fascia rocciosa , segnata da colate e colatoi, che offrono un'ottima qualità della roccia ed una piacevole arrampicata, da effettuarsi però solo in periodi di clima secco e stabile. Lungo uno di questi colatoi di rocce dilavate corre la via " Dino e Maria", bella salita di media difficoltà diventata oramai una classica della zona.
L'Ago del Cridola presenta una cuspide alta circa 150 metri, che sorge sopra i risalti rocciosi della grande cengia mediana. Al di sotto di questa, la parete scende verticale per altri 250 metri, quasi a toccare il sentiero che, risalendo la Val Prà di Toro, conduce a forcella Scodovacca.

Avvicinamento e punti d'appoggio

L'itinerario è comodamente raggiungibile seguendo il sentiero della Val Prà di Toro che conduce a forcella Scodovacca, e quindi naturale punto di appoggio diventa il rifugio Padova (0435.72488), raggiungibile da Domegge di Cadore per stretta strada carrozzabile. Se invece si fa base al rifugio Giaf (0433.88002), bisognerà scavalcare forcella Scodovacca e scendere poi in versante opposto per alcuni minuti. Si raggiunge una bella spianata prativa alla fine delle mugaie, a circa un quarto d'ora da forcella Scodovacca (ca. 1.30 h dal rifugio Padova). Si lascia il sentiero per raggiungere l'inizio dell'itinerario, posto sul sommo di un dosso erboso nei pressi di una grande colata nera.

Relazione

(abbr.: ch.=chiodo/cl.=clessidra/fr.=friend/m.i.=masso incastrato/nt.=nut/sp.=spuntone)

Si va ad una evidente rampa/canale diagonale verso sinistra, che inizia sulla sinistra della colata nera. Per un breve canalino (II), o più facilmente dalla destra per cengia sotto la colata nera, si raggiunge la rampa canale. Per entrare nel canale vero e proprio bisogna scendere alcuni metri all'altezza di un grande mugo (II), sul quale ci si può assicurare. Si risale, spesso all'interno, la rampa/canale di ottima roccia, fino a giungere alla base di un caratteristico pilastro grigio chiaro, ben visibile dal basso. (150m; 0.40 h) Attacco alla base della fessura/camino posta sulla destra del pilastro grigio sopra descritto (1 ch. di sosta)

L1) Si segue integralmente per ottima roccia la fessura/camino, che poi si trasforma in diedro, e poi ancora in fessura/camino fino alla sosta. (45 m; inizialmente V+, poi IV+ e V; 2 ch., 2 fr., 1 m.i., 1 sp.) sosta 2 ch.

L2) Si prosegue lungo la fessura/diedro di ottima roccia, quindi si va a sinistra per sostare su una evidente clessidra gigante. (15 m; inizialmente V+, poi IV+ e V; 1 fr., 1 sp.) sosta su cl.

L3) Si supera il soprastante strapiombetto grigio, obliquando poi più facilmente verso destra ad un bel diedro di solide rocce nerastre, che si segue integralmente fino in cima al pilastro che lo completa. (45 m; IV+, V;1 nt., 1 fr.,1 sp.) sosta su sp. in cima al pilastro, o su 2 ch. sulla cengia alcuni metri più a destra.

L4) Si supera il soprastante muretto verticale di ca. 10 metri (V) su roccia a tratti non solida, proseguendo quindi lungo un colatoio articolato (III) fino ad una solida clessidra sotto ad un rigonfiamento nerastro. Si supera il soprastante strapiombo (V+), per poi continuare più facilmente (III+) ad una sosta a ca. una decina di metri dalla soprastante cengia sotto i grandi strapiombi ben visibili dal basso. (50 m; difficoltà come descritte; 1 fr., 1 cl.) sosta su ch. e sp.

L5) Obliquamente verso destra, si raggiunge la cengia soprastante, andando all'estremità destra dei tetti, nel punto in cui questi sono superabili lungo una stretta fessura su roccia buona (V; 1 ch. alla base della fessura, utilizzabile anche per eventuale sosta, e 1 ch. a metà fessura). Si continua per rocce più facili (II), fino a raggiungere la grande cengia mediana. (50m) sosta su sp.

L6) Si risale il pendio della cengia mediana fino alla base di facili roccette grigie, che si seguono raggiungendo la cengia superiore, e quindi la base della cuspide dell'Ago, in corrispondenza di un marcato camino/fessura/diedro. (90m; I, II) sosta 1 ch. 1 sp.

L7) Si segue lo stretto camino su roccia discreta, a tratti buona, per uscire a sinistra ad una sosta. (40m; IV+, V; 1 ch., 1 nt.) sosta su 2 ch.

L8/9) Si continua lungo la fessura/diedro su buona roccia per una quindicina di metri fino ad un gradone, sul quale si può anche fare una sosta intermedia su 2 ch. Si riprende, sempre su buona roccia, la fessura/diedro, che inizia allargata a stretto camino con due blocchi incastrati. Lo si supera , per continuare sempre lungo una fessura/diedro fino alla terrazza alla base dello spigolo finale dell'Ago (50m; V, V+; 3 ch., 1 fr., 1 nt., 2 m.i.) sosta 2 ch.

L10) Si segue, su roccia non molto buona, il largo spigolo finale sul suo lato sud ovest, andando a sostare in cima all'Ago. (50m; IV+, 1 fr., 2 nt., 2 sp.) sosta su un gran masso incastrato.

NOTE

Sulla L4), all'altezza della clessidra, l'itinerario originale raggiunge la cengia soprastante, posta sotto i grandi strapiombi, spostandosi prima a sinistra per rocce più facili, poi obliquamente verso destra, raggiungendo la cengia soprastante per portarsi quindi all'estremità destra dei tetti (60m; III). Attenzione sulla L10), in quanto la roccia è un po' instabile.

Materiale usato

Tutti i chiodi indicati, sia di sosta che di progressione, sono stati lasciati sul posto. Per la ripetizione si consiglia di portare qualche chiodo, oltre ad una normale dotazione di friends e nuts di misura assortita.

Discesa

Dalla cima dell'Ago bisogna dapprima raggiungere la cresta rocciosa ( lunga una sessantina di metri) che lo collega al corpo del Cridola, quindi scendere alla grande cengia mediana, che si seguirà verso est raggiungendo forc. Scodovacca lungo un canalone ghiaioso.

Dalla cima si scende in versante nord lungo un caminetto (III), fino ad una sosta con 2 ch. (20m). Dalla sosta ci si cala arrampicando alcuni metri lungo un breve caminetto (III), per poi attraversare una decina di metri verso destra (or.), toccando la cresta rocciosa, che si segue per facili roccette sul lato ovest fino al forcellino con il corpo del monte.

Dal forcellino si scende in versante est (destra or.) lungo un canale ghiaioso per ca. 40m. Dove questo diventa poco praticabile, si traversa verso sinistra (or.) per ca. 40m lungo roccette e cengette (I), raggiungendo un altro canale di roccia chiara, che si segue per altri 40m ca. (II).

Dove questo si fa più ripido, si traversa ancora a sinistra (or.), per prendere un terzo canale che si segue per altri 30/40m (II), e anche in questo caso, dove diventa più ripido, si traversa di nuovo a sinistra (or.) fino a delle ghiaie (I) che, verso destra (or.), riportano al canalone finale. Quì è predisposta una calata in corda doppia di ca. 35m, con la quale si raggiunge la cengia mediana (ometti lungo la discesa).

Si segue la gran cengia lungamente, ma senza difficoltà, in direzione di forc. Scodovacca per una traccia a volte non molto visibile, ma contrassegnata da vari ometti lungo il percorso. Nell'ultima parte la cengia sostanzialmente si interrompe sopra salti e canaloni impraticabili, e bisogna fare attenzione sopratutto in caso di nebbia, in quanto non è subito evidente la continuazione.

E' necessario risalire una trentina di metri lungo un canalino (II), all'inizio un po' franoso, raggiungendo una cengetta pulpito dalla quale, sul versante opposto, lungo facili roccette (I), si raggiunge il canalone ghiaioso che conduce nei pressi di forc. Scodovacca in val Prà di Toro. (2-2.30 h).

Ripetitori

Relazione a cura di Andrea Labinaz, Sandro Mosetti e Roberto Priolo
Disegno di Andrea Labinaz

Ago del Cridola visto dal Rif. Padova
la sagoma dell'Ago
la parete dell'Ago
lo schizzo della via
all'inizio della rampa-canale
lo strapiombo iniziale della L1
sotto la cuspide dell'Ago
verso la cuspide dell'Ago
sulla fessura della L7
sulla fessura della L9
sullo spigolo finale
sullo spigolo finale
discesa dalla cuspide dell'Ago