Antelao - via normale
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- Categoria principale: Gruppo Rose di Inverno
- Categoria: Relazioni uscite di gruppo
- Creato Giovedì, 31 Marzo 2011 15:03
- Scritto da Roberto Vicic
Giuliana Rubessa
Fulvio Varin
14 e 15 luglio 2007
L'Antelao è “il monte” per antonomasia; alto (3.263 metri)imponente, massiccio e facilmente riconoscibile per i suoi lastroni che lo sezionano in diagonale, si classifica come la seconda vetta più elevata delle Dolomiti orientali secondo solo alla Marmolada (3.343 metri).
Lo si può salire sia d'estate, grazie alle numerose vie di varia difficoltà che d'inverno, a piedi o con gli sci. Insomma una vetta per tutte le stagioni e per tutti gli amanti della montagna che vogliono assaporare l'ebbrezza della salita in alta quota.
La nostra gita inizia il sabato pomeriggio con l'avvicinamento al rifugio Galassi (2.018 metri).
Dopo aver lasciato la macchina al parcheggio (partenza da circa 1,300 metri sldm) ed aver approfittato del passaggio di un amico di Giuli (che purtroppo non c'era ad aspettarci al ritorno!!!), iniziamo la salita per il sentiero che percorre la Val D'Oten. L'ambiente si fa subito selvaggio e ben presto l'Antelao si mostra con tutta la sua possanza sul lato sinistro del nostro percorso. L'accoglienza al rifugio è ottima come pure la cena ma...passiamo alla salita.
Sveglia ore 05.30, colazione abbondante ma veloce e iniziamo la via non senza aver prima scattato alcune foto dell'alba. Dopo un primo tratto su un sentiero tranquillo costeggiamo delle pareti sulla nostra sinistra per poi attraversare un anfiteatro di ghiaie detritiche; da qui inizia la salita vera e propria. I gradoni calcarei dell'Antelao ci fanno recuperare quota con estrema rapidità ma richiedono sia un frequente ed attento uso degli appigli che una costante attenzione nei movimenti; l'esposizione al vuoto nell'attraversamento delle frequenti cenge che tagliano la parete “de La Bala” è veramente notevole.
Superata questa prima parte del percorso arriviamo finalmente sui lastroni che vedevamo sin dal giorno precedente. Lo spettacolo è affascinante: centinaia di metri quadri di piatto calcare bianco crivellato da buche, buchette e canalini si protendono davanti a noi con un'inclinazione dai 20° ai 45°. Salire queste rocce non è difficile ma molto faticoso; la quota si guadagna rapidamente ma lo sforzo è notevole perchè si sale sulla direttiva della massima pendenza senza tornanti. Prima superiamo un intaglio un po' difficoltoso e poi un camino attrezzato con un cavo d'acciaio; è questo il passaggio più difficile sia perchè un po' tecnico ma soprattutto in quanto piuttosto esposto. Ci assicuriamo con un cordino e moschettone e procediamo.
Dopo aver doppiato il bivacco Corsi siamo infine in prossimità della vetta; finalmente arriviamo in cima dopo un dislivello dal rifugio Galassi di ben 1.245 metri e ben 5 ore di salita ininterrotta.
A questo punto non abbiamo molto tempo: un panino veloce, foto di rito con la croce di vetta e ritorniamo sui nostri passi. La discesa ripercorre esattamente lo stesso cammino fatto in precedenza ma soprattutto in certi punti della parete iniziale (cenge e gradoni), ci impegna veramente parecchio; non ci eravamo proprio accorti della vertiginosa esposizione di quel tratto di rocce!... e la fatica comincia a farsi sentire.
Ormai è fatta ma per ritornare alla macchina dobbiamo proseguire fino a valle e la strada sembra non finire mai; quando intravediamo il parcheggio siamo “cotti” ma felici. E' stata una splendida gita che consiglio a tutti; impegnativa, di grande soddisfazione e da fare sicuramente in almeno 2 giorni.
I lastroni dell'Antelao
Sentiero che percorre la Val D'Oten
Inizia a vedersi l'Antelao
Rifugio Galassi
L'alba
La salita all'Antelao
Cengie
Lastroni calcarei
Salita lungo i lastroni
Bivacco Corsi
Vetta
La discesa